NOI, IL MOVIMENTO ED UN CHIACCHIERONE – 22 NOVEMBRE 2012

14 Novembre - Europe, Rise Up!

14 Novembre – People of Europe, Rise Up!

 

“Cari studenti, cari professori sono consapevole che il grande disagio che le piazze esprimono – in particolar modo quelle animate da tanti giovani e studenti – trascende dalle politiche scolastiche.” Inizia così la lettera di Profumo, che prosegue come se fosse un qualunque opinionista illuminato. La risposta è No. Non è così. La legge di stabilità in discussione al Senato va corretta, altrimenti a scuola si chiuderanno i rubinetti, i termosifoni, le porte e si spegnerà la luce. L’Italia e la nostra generazione non se lo può permettere. Se ci ascolta davvero cominciamo da qui.

 La  folla oceanica del 14 Novembre è stata la migliore risposta alle sue dichiarazioni di Ottobre (“sono solo una piccola minoranza degli studenti”), a chi credeva nel progressivo indebolimento del nostro movimento. Siamo ancora qua, a lottare per un mondo diverso, per le cose senza le quali non vale la pena vivere: Uguaglianza, Solidarietà, Sapere, Lavoro, Libertà, Democrazia.

Quelle piazze ci hanno consegnato un’enorme responsabilità: tenere unito il movimento e creare le condizioni perché si espanda. Lo sforzo unanime dovrà creare una dovere comune: rendere quelle piazze accessibili e democratiche. Dovremo riflettere su quali pratiche adottare nelle piazze, ricominciando a raccontare noi stessi,  senza che siano altri a farlo per noi. Siamo ragazzi che vogliono cambiare il mondo, ma con le nostre convinzioni. Per questo non manifesteremo in maniera violentaQuando l’interesse è discutere di ordine pubblico per evitare le vere istanze dei cortei, l’arma migliore è la condanna pacifica alla violenza degli altri, ai fumogeni cherimbalzano sui ministeri. Rifuggendo da chi vorrebbe ingabbiarci nei simboli che ci hanno imposto e che fanno comodo solo a loro.

Negli ultimi vent’anni scuola, università e ricerca sono state relegate in un angolo, processate e condannate per presunta inefficienza. Le università italiane hanno visto ridotte anno per anno le immatricolazioni, e gravissima è rimasta la dispersione scolastica, nel mezzogiorno e nelle periferie urbane soprattutto. Da scuola scappa chi in un futuro non riesce più a crederci. All’università non si iscrive più il ragazzo che non ha intenzione di investire così tanto a fronte di un mondo del lavoro incapace di valorizzare le sue intelligenze, la sua normalità, o che semplicemente lui e la sua famiglia non possono permettersi quell’investimento. Il prezzo delle disuguaglianze è nel conto della crisi sociale in atto, di un paese che ha processato Sapere e Lavoro condannando se stesso. Continuare a tagliare in questo campo non è la cura, significa aggravare la malattia.

Il Governo Monti ha messo le scialuppe per i conti dello stato, vero, ma aggravando con l’integralismo dell’austerità la condizione delle fasce popolari, il futuro di uno studente. E così­: I tagli agli enti locali che compromettono le possibilità di spesa per l’edilizia scolastica; il diritto allo studio inesistente; la didattica ferma all’autoritarismo della lezione frontale; i trasporti inefficienti. Deve cambiare tutto.

Un paese incapace perfino di fare una legge contro l’omofobia. A. S. per i suoi compagni di scuola era “il ragazzo dai vestiti rosa”, è morto a 15 anni. Una legge non basta, certo, serve una presa di responsabilità di tutti gli attori della scuola e della società perchè un ragazzino non si senta emarginato e strano soltanto perchè era quello “dai vestiti rosa”. La lotta contro le discriminazioni e le ingiustizie passa anche da qui.

Nel frattempo a poche miglia da noi, nel nostro stesso mare, si è consumata la vera violenza, “legittima” e “legale”. Quella della destra Israeliana. Una guerra suicida per lo stesso popolo d’Israele. Non rimarremo silenti, a costo di sacrificare un pezzo delle nostre battaglie per urlare più forte. Il nostro Ministro degli esteri dovrebbe essere amico non solo dei governi, ma dei popoli. Per quelle centinaia di bambini Palestinesi morti sotto i raid Israeliani e per quei ragazzi Israeliani vittime della repressione dei loro stessi militari. L’accordo per una tregua militare non basta, Il 29 Novembre la Palestina deve essere riconosciuta come stato osservatore dall’ONU.

Di fronte all’insostenibilità, non solo ambientale ma anche economia e sociale, di un modello di crescita basato sullo spreco di territorio, di aria e di suolo, ma anche di persone e di intelligenze, la cultura ci richiama al valore di quello che dura. Che va custodito, di cui va fatta manutenzione, a cui dare valore.

l’Europa il 14 Novembre ha trovato il suo momento di maggiore mobilitazione grazie alle ragioni del lavoro e della conoscenza. Oltre l’inossidabilità dell’Austerity c’è un mondo che chiede certezze. Nella piazza del 24 daremo a quelle parole una forza maggiore, le faremo muovere con le gambe dei ragazzi che ogni giorno studiano nelle scuole Italiane.

Per l’Europa del domani bisogna rimettere in moto il sapere di oggi.

Federazione degli Studenti

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