settembre 27

Audizione commissione cultura sul Decreto Istruzione – il testo della memoria depositata da FdS

Il decreto legge dello scorso 9 settembre ha un significato, simbolico e materiale, importante. E’ un dato di realtà, che va registrato con ritrovato ottismo.

I provvedimenti in discussione sono un’evidente inversione di tendenza, nonostante – ed è importante riconoscerlo – le vie politiche molto strette della coalizione che ha partorito questo decreto, alla cui destra ospita la principale forza politica colpevole dei tagli e della marginalità di cui ha sofferto la pubblica istruzione.

C’è ancora molta strada da percorrere per rinnovare il patto di fiducia fra la politica e la scuola, come fra la scuola e il paese. Per fare questo servono risorse, ma soprattuto è necessario dare alla scuola stabilità, continuità e autonomia per far produrre alle persone che la vivono i risultati che si aspetta anche quest’aula. L’impegno in questo senso è una condizione necessaria per dare continuità ai provvedimenti adottati, che affogherebbero altrimenti nella burocrazia.

Nel merito del testo ci sono osservazioni che vale la pena sottoporre alla discussione.

Diritto allo Studio:

I 15,0 mln di Euro per l’attribuzione di contributi e benefici a favore degli studenti delle scuole secondario di primo e secondo grado, sulla base dei criteri dettati all’art. 1 comma 2 del testo sono sicuramente una boccata di ossigeno.

È importante che i criteri stabiliti dal ministero d’intesa con la conferenza stato regioni stabiliscano un principio di omogeneità nell’erogazione dei suddetti contributi e benefici sul territorio nazionale. Devono tenere principalmente conto che gli stessi saranno chiamati a risolvere situazioni di disagio presenti nelle periferie del paese, dove l’estrazione e la realtà sociale insieme al reddito della famiglia determinano il successo o l’insuccesso degli studenti.

Crediamo debba essere precisa cura del Minsitero e della commissione cultura operare affinché la distribuzione dei 15 mln di euro non sollevi le regioni dalla responsabilità di integrare con risorse proprie il welfare dello studente.

Su questo, come segnalato da altri e più autorevoli pareri, bisogna tenere in contro che è ancora vigente la normativa in base alla quale vengono ripartiti e assegnati i fondi per il diritto allo studio del cap.3044 del MEF dove per il 2013 sono allocati 16,9 milioni (Erano 153 nel 2002). A quanto ammontano le risorse in questo capitolo per il 2014?

Sul tema dei diritti allo studente è fondamentale segnalare una proposta di legge stesa dalle associazioni studentesche maggiormente rappresentative e depositato alla camera dei deputati da alcuni parlamentari del PD. Il testo, in allegato alla memoria, si propone di normare sul piano nazionale il welfare studentesco.

Calendarizzare, discutere e approvare quella proposta di legge vuol dire dare un corpo più robusto ai provvedimenti adottati in merito dal governo. Significherebbe dettare su scala nazionale i livelli minimi, non solo di erogazione monetaria di sussidi e contributi, ma soprattutto di servizi agli studenti, oggi determinati da venti leggi regionali differenti, non finanziate e inique.

Potenziamento dell’offerta formativa e Abbandono scolastico:

Va più che bene entrare nell’ordine delle idee che la nostra scuola necessita di un irrobustimento dell’offerta formativa, di incentivi per la progressiva digitalizzazione e innovazione degli strumenti di studio, ricerca e di laboratorio.

Può essere utile aggiungere al decreto un articolo che preveda l’ampliamento dei percorsi formativi legandoli al servizio civile, in misura coerente coi provvedimenti legati alla youth guarantee, prevedendone riconoscimenti formativi. Direzione presa con convizione dall’Isfol e il Ministero a quanto pare. Vorrà dire immaginare la scuola e l’università come polo fondamentale di riferimento, non solo per gli studenti ma per le città, per una missione di questo genere, che interroga la sostenibilità dello sviluppo, che pratica la cura e la salvaguardia del territorio e che magari produce incubatori di imprese capaci di vincere la sfida dell’innovazione. Questo percorso si inserisce a pieno titolo all’interno della lotta all’abbandono scolastico, accompagnata egregiamente attraverso l’articolo 7 del decreto in discussione.

Orientamento e Accesso all’università

È un buon punto di partenza aumentare di un anno l’orientamento all’università. Ma sarà necessario trovare gli strumenti per cambiarne la filosofia. Si rischia infatti che il provvedimento si traduca nel semplice prolungamento del marketing universitario. Le università hanno lezioni e tempi divisi in maniera del tutto differente dal percorso di studi superiori di secondo grado, accorciare queste distanze negli ultimi due anni delle superiori può essere un primo spunto di lavoro. Sono inoltre difficilmente percepibili le reali ricadute occupazionali e lavorative individuali nella scelta dei percorsi di studi universitari, per cui varrebbe la pensa studiare metodi e pratiche da finanziare e promuovere per dare consapevolezza nella scelta.

In merito all’accesso alle facoltà a numero programmato è vitale per la qualità delle stesse rivoluzionare il sistema d’ingresso. Il test per come è immaginato non contempla categorie fondamentali che determinano la qualità di uno studente: l’attitudine per gli studi scientifici in primis. Sarebbe utile studiare la fattibilità, in termini di capienza delle strutture e di risorse umane, per avviare una selezione in itinere durante il primo anno di studi.

 

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