QUESTO È IL VOLTO DEI DIRITTI – GIORNATA INTERNAZIONALE DELLO STUDENTE #15NOW

A quattordici anni si percepisce soltanto. Si entra a scuola e si afferra il gusto strano dell’estraneità: la propria, studente di un istituto al quale non gli interessa conoscerti, e del mondo fuori, che lì dentro non ha ancora messo piede.

Il 15 Novembre scenderemo in piazza perché almeno noi Studenti ci conosciamo, dalla Sicilia al Piemonte, da Roma a Madrid. Conosciamo le nostre storie, quello di cui abbiamo bisogno, ciò a cui sentiamo di appartenere. Lo abbiamo studiato con minuziosità anno dopo anno. Nelle mobilitazioni, nelle assemblee, nelle chiacchierate in classe.

Siamo gli attori non protagonisti di una farsa che non ci contempla e che non avremmo nemmeno intenzione di recitare.

Nessuna pretesa europea di risanamento dei bilanci pubblici dei paesi del mediterraneo può valere contro la distruzione dei bene comuni più importanti: l’istruzione, la dignità, il futuro. Anche dalle piazze italiane si leverà il coro di protesta contro la riforma e i tagli sulla scuola spagnola. Conosciamo bene anche quella storia, la scontiamo ancora.

Abbiamo visto tutti i sintomi di una crisi che nessuno si azzarda a chiamare coi nomi e i volti che ha.  Sfiducia dei mercati è troppo facile. Mariagrazia, studentessa di livello che ha dovuto abbandonare gli studi ed emigrare in Australia, è più difficile.

Per le studentesse e gli studenti che ogni giorno si alzano alle sei del mattino, salgono su un autobus d’epoca per arrivare a scuola e pagano abbonamenti da capogiro, per loro il diritto allo studio ha lo sguardo tradito dall’ennesimo ritardo.

Non vogliamo dare lezioni di buonismo, né subire il solito ritratto dei manifestanti stagionali. E’ che ci proviamo ogni anno, perché poi noi andiamo davvero a fare i compiti a casa.

Ritorneremo a spiegare che viviamo una scuola che sembra un film di inizio secolo scorso, sorretta da docenti precari e vissuta da studenti tenuti fuori da qualsiasi scelta concreta. Come la divisione degli orari e degli spazi delle lezioni o la costruzione comune degli obiettivi educativi.

Denunceremo il persistente e per il momento inevitabile metodo di autofinanziamento della scuola attraverso il contributo scolastico “volontario”. Intimeremo a non fare più pasticci con gli accessi alle università a numero chiuso, che prima le apriamo e prima cambia l’aria.

Mostreremo i volti, i nomi e le parole dei diritti: ragazze e ragazzi che non riescono a completare gli studi, che fanno fatica a vedere valorizzate le proprie competenze e se va male decidono che a loro deve bastare così. Che non vale la pena. Per noi, per loro, varrà la stessa rabbia.

Abbiamo già registrato l’inversione di tendenza del decreto istruzione, di cui abbiamo apprezzato la boccata di ossigeno. Ci preoccupa la terra bruciata che gli sta attorno. Non ci allettano emendamenti e cabotaggi: vogliamo discutere un progetto d’insieme per rilanciare la scuola.

Come una legge nazionale sul diritto allo studio, che dia a tutti gli studenti d’Italia gli strumenti di cui hanno bisogno per potercela fare, che chiami all’impegno soprattutto i comuni e le reti comunali. Come la riforma dei cicli d’istruzione, dei piani didattici e il riavvio delle sperimentazioni che hanno dato valore e prestigio all’autonomia.

Chiediamo alla sinistra di aprire uno spazio per discuterne, non delle pacche sulle spalle, le abbiamo già sufficientemente larghe.

bandieracatania

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