Crotone. La fabbrica che ti chiede la vita anche quando è chiusa.

Crotone, città di Pitagora, di Milone, del mare e dell’estate che dura sei mesi. C’è molto di più nella storia di questa città. Si può leggere in un capitolo legato agli anni d’oro delle celebri fabbriche che hanno portato lavoro e pregio a questa città. Da tutta l’Europa e non solo arrivavano navi e treni con carichi diretti alle fabbriche. A distanza di molti anni sono tutte chiuse.

Come molte vicende legate allo sviluppo nel mezzogiorno, il lavoro ha vissuto in conflitto col benessere della città, con la qualità dell’aria, del suolo e delle vite. I fumi tossici, i materiali pesanti e cancerogeni prodotti da quelle aziende ha fatto ammalare operai e cittadini crotonesi.  

Una volta smantellato l’impianto produttivo, le scorie delle fabbriche non sono state smaltite come di dovere. Le ditte che se ne sono occupate hanno deciso di sotterrarle in siti destinati alla costruzione di scuole, abitazioni e quant’altro.

Ad oggi Crotone è una delle città con il tasso di tumori più alto in Italia. Ogni giorno tantissime persone lottano contro questa malattia e spesso sono constrette a effettuare cure fuori dalla provincia o dalla regione perché il sistema sanitario calabrese, beffa fra le beffe, non assicura cure eccellenti. Negli ultimi anni sono stati effettuati esami sui ragazzi che frequentano le scuole costruite sui siti contaminati e le percentuali di sostanze tossiche rilevate nel loro organismo e altissima.

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È inaccettabile quante volte si è sentita pronunciare la parola “bonifica”. Fra chi, come l’Eni, ha disegnato murales in giro per la città, e chi nelle istituzioni ha promesso di portare a compimento un’operazione salvifica per il territorio, non è ancora cambiato niente.

Per questo il 16 novembre tutti i crotonesi sono stati chiamati a scendere in piazza, in concomitanza con tante altre mobilitazioni nel territorio.Hanno detto basta, hanno fatto sentire la propria voce. Non è più tempo di ricamare false speranze attorno alle promesse di bonifica del territorio. È arrivato il momento di agire perché non è concepibile vivere con il timore che un proprio figlio, amico o parente possa ammalarsi da un momento all’altro.

Lo sviluppo di Crotone e il suo futuro occupazionale passa anche dalla bonifica, dalla valorizzazione della propria vocazione marittima e turistica, dalla messa in rete di esperienze produttive artigiane, che hanno bisogno di stare insieme per affacciarsi al mondo. Servono investimenti in innovazione e sviluppo. Serve che ci siano luoghi in cui poterne parlare e altrettanti in cui avere il potere di deciderli. 

Non è concepibile che un giovane debba decidere di scappare dalla famiglia e dagli amici perché deve respirare aria inquinata e camminare su delle scorie. Vogliamo che questo messaggio arrivi agli occhi e alle orecchie della politica, delle istituzioni nazionali. Anche loro dovono esserne coscienti che esiste un territorio abbandonato a se stesso, senza neanche l’onore delle prime pagine dei giornali, ma con l’unica speranza che qualcosa accada. 

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