La costituente della scuola? L’incontro col Ministro Carrozza.

Questa mattina si è tenuto il forum delle associazioni studentesche maggiormente rappresentative. L’incontro, presieduto come di consueto dal Ministro Carrozza, si è svolto presso il ministero dell’istruzione in un clima di confronto sereno, ma senza flessioni sulle rivendicazioni del tavolo e delle singole associazioni. Come abbiamo già detto pubblicamente, il decreto istruzione è una boccata di ossigeno, un provvedimento intelligente, ma non può assolvere nessuno da un lavoro più grande. La politica e i protagonisti della scuola devono assumersi la responsabilità di mettere in cantiere un piano strategico di lungo respiro per rilanciare la scuola.

Se il decreto 104 (qui le modifiche) non è la soluzione a tutto, sicuramente la legge di stabilità è una parte del problema. Le risorse dirette al sistema d’istruzione e agli enti locali sono evidentemente insufficienti. Poi capita che a Cuneo la provincia vuole lasciare gli studenti a casa il sabato, naturalmente senza inventarsi nessun piano di offerta formativa rivoluzionario per la settimana corta, ma facendo una banalissima e ottusa operazione di bilancio per risparmiare qualche euro.

Da parte del Ministro pare ci sia un’apertura in questo senso. L’ha chiamata “costituente della scuola“. È un nome molto impegnativo per un percorso che secondo la Carrozza dovrebbe portare l’istruzione ad una riforma stabile, organica e complessiva del sistema. Speriamo sia all’altezza delle aspettative. Nel frattempo quasi tutte le associazioni studentesche si sono disponibili a mettersi in discussione, ma va fatta attenzione alle fughe in avanti, di chiunque. Dalle numerose parole di entusiasmo per la novità di un liceo che sperimenta il ciclo breve a 4 anni (su cui sarebbe utile darsi un po’ di tempo per riflettere sul senso pedagogico della scelta), fino ad articoli farneticanti che si allarmano di un grande ritorno della legge Aprea, che per fortuna non ha ragione di esistere. 

Suggeriamo di fare con con calma, senza fretta. Per ripensare l’istruzione pubblica non servono provvedimenti urgenti, decreti o spot efficaci. La frenesia in questi casi è un errore fatale. Bisogna riflettere profondamente sulla missione educativa nell’era digitale, sui piani didattici, su come diavolo risolvere il buco nero che ci lascia la scuola media in tutto il paese, sulla canalizzazione precoce, le risorse, la partecipazione e molto altro. Per tutto questo si richiede zelo, attenzione e soprattutto una garanzia: che la discussione non sia legata alle condizioni di salute del governo. Se il Ministro vuole davvero lavorare in questo direzione, sarà necessario dare a questo discussione prima di tutto una vera autonomia. Altrimenti il rischio è che il progetto si areni ad ogni scossone, che non sopravviva ad eventuali crisi di governo o che non ci si prenda sul serio, che è peggio. Con uno slogan del genere però c’è poco da scherzare. 

Il diritto allo studio è stato l’altro grande tema all’ordine del giorno. Abbiamo ricordato che nel merito c’è una proposta di legge nazionale condivisa da tutte le associazioni ed è assordante il silenzio che si è creato attorno. Ogni ragazzo da nord a sud ha bisogno di quella legge. Serve per evitare che si ripeta il caso Lombardia, dove il taglio di Maroni riduce all’osso il sostegno ai redditi bassi. Serve per dare dignità ai ragazzi che subiscono inique leggi regionali di trent’anni fa, su cui molti Governatori mettono solo due spiccioli. Serve per abbattere il tabù dell’impossibilità di contrattare sul diritto allo studio nella conferenza Stato-Regioni. Si deve andare lì e ottenere il massimo.

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