A PROPOSITO DELLA STORIA DELL’ARTE.

Diciamolo, un volta e per tutte, anche solo per far chiarezza. La Storia dell’arte non è stata cancellata. Cominciamo da qui. La notizia è stata data da un piccolo giornale on-line, ilmediano.it, che titolava “L’Italia cancella l’arte dalle scuole, è definitivo” e ne faceva seguire un brillante articolo a firma Paolo Gallinaro. Dopo la pubblicazione molti siti autorevoli, tra cui anche il Fatto Quotidiano, hanno rincarato la dose e la notizia ha cominciato a diffondersi anche su Twitter e nel giro di minuti la rete ne era piena. Ci sono cascati in molti, anche da chi non te lo aspetti, anche tra gli studenti. Sintomo non soltanto di un forte attaccamento, ma forse anche di una scarsa attitudine nel verificare le fonti.

Assodato ciò, le discussioni di ieri ci dovrebbero spingere ad una analisi un po’ più profonda, perché se spesso i giornali o i mezzi d’informazione profetizzano l’eliminazione dell’Arte dalle scuole una ragione, oltre ai soliti allarmismi, ci dovrà pure essere. Ed è proprio questo il punto su cui noi studenti più di ogni altri dovremmo interrogarci; e capire, magari, che la causa di questi allarmismi sta nel fatto che negli ultimi anni, negli ultimi decenni, l’arte, la cultura in genere e quella umanistica soprattutto, hanno occupato solo zone periferiche nello sviluppo umano, civile e del lavoro italiano. Si è preferito scommettere su altro anziché scegliere la scuola, la ricerca; anziché garantire le borse di studio; anziché dire che a scuola si scrive il proprio futuro e quello degli altri si è detto che “Con la cultura non si mangia”. Questa idea ha permesso col tempo di spostare l’arte dal centro espressivo del sapere ad una condizione tribale, ed è stato fatto anche con relativa facilità, perché nel frattempo nell’immaginario comune era diventato vero che con la cultura non si mangia. E le mosse del Dicastero di Trastevere, precedenti all’arrivo di Maria Chiara Carrozza, andavano esattamente in questa direzione. Con la legge 133/08 e la 169/08 dell’ex ministro Mariastella Gelmini c’è un abbattimento radicale del monte ore complessivo. Precedentemente alla riforma l’insegnamento del disegno e della Storia dell’Arte era presente nel liceo classico, scientifico e linguistico con due ore settimanali e con sei negli Istituti per Geometri e nei tecnici ad indirizzo grafico pubblicitario. La riforma ha invece eliminato la classe di concorso A025 dai bienni del liceo linguistico, classico e pedagogico, dall’intero quinquennio degli ITSOS e del liceo sportivo e ridotta da sei a quattro ore per i grafici pubblicitari. Il ministro Carrozza ha provato però a fare un cambio di rotta, proponendo già nel decreto 104 un nuovo aumento del monte ore e facendo uno promessa agli studenti. Avev promesso un cambio strutturale del sistema scuola, passando attraverso una Costituente dove questo e altri problemi come l’edilizia, diritto allo studio, l’impianto didattico potrebbero essere affrontati. Il lavori di questa Costituente però tardano ad iniziare e i tempi si allungano e noi non possiamo più aspettare. Perché se Pompei crolla la colpa non è solo della manutenzione, sarebbe troppo facile. La colpa è degli infelici retaggi culturali del tipo con cui è stato fino adesso governato il nostro Paese, è colpa dei “Siete l’Italia peggiore” riferito all’Italia migliore dei ricercatori e dei precari, dei “Choosy” e degli “Incollocabili” detti con troppa facilià. Non ci va di guardare sempre il dito, vogliamo la luna.

Per il resto, ci vediamo alla Costituente.

di Renato Landolfi

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