Vittoria! In Lombardia vince la Costituzione

mai più roberto

Ieri il Tar si è espresso definitivamente sul finanziamento alle scuole paritarie e l’incostituzionalità del buono scuola in Lombardia.

Tutto inizia il 2 Maggio 2013 quando due studentesse, frequentanti due istituti pubblici, nel presentare la domanda online per i “buoni scuola” si accorgono che le proprie scuole non figurano all’interno degli istituti disponibili. Di conseguenza le famiglie delle studentesse sono ricorse a vie legali, depositando un ricorso al Tar. Un percorso durato un anno che ha portato alla sentenza di oggi: «L’amministrazione ha previsto, senza alcuna giustificazione ragionevole e con palese disparità di trattamento, delle erogazioni economiche diverse e più favorevoli per coloro che frequentano una scuola paritaria… pur a fronte della medesima necessità e della medesima situazione di bisogno economico» .

Per gli studenti delle scuole private erano infatti previsti aiuti dai 400 ai 950 euro, mentre per i compagni delle pubbliche i contributi partivano da miseri 60 euro per arrivare a un massimo di 290.

Il risultato era un incredibile ingiustizia nella distribuzione dei fondi regionali per il diritto allo studio, che vedeva assegnati 23 milioni di euro su 30 neanche agli studenti delle scuole paritarie, ma alle scuole stesse, in palese violazione della nostra Costituzione. Questa sentenza dà ragione agli studenti lombardi e alle studentesse ricorrenti. Dà torto a chi ci etichettava come sovversivi quando denunciavamo per tutto questo il governo Maroni e il suo immacolato predecessore durante le audizioni al consiglio regionale lombardo, nel quale FdS ha chiesto l’abolizione del buono scuola a favore del sostegno al reddito. I 483 milioni di euro sbloccati per le scuole paritarie dal ministro Giannini, non sembrano esattamente bruscolini per uno Stato costretto a tagliare così tanto i fondi all’istruzione pubblica tanto da comprometterne il funzionamento e costringendo gli studenti a pagare contributi volontari salatissimi. Quello che ci auguriamo è una completa abolizione del sistema dei buoni scuola, e di finanziamento diretto alle scuole private. La nostra Costituzione prevede che “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” e che “La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”  per questo motivo vengono assegnati dei fondi alle regioni per garantire il Diritto allo Studio (ad esempio i 30 milioni Lombardi di cui sopra). Manca però totalmente una legge quadro nazionale in materia di Diritto allo Studio. La nostra proposta è stata già depositata in Parlamento, la continuiamo a portare avanti giorno dopo giorno, ma è a disposizione di questo Ministro, basta solo che faccia un po’ più d’attenzione alle associazioni e alle rappresentanze studentesche. Bisogna costruire veri strumenti di tutela dei percorsi collettivi ed individuali degli studenti, non solo attraverso le remunerazioni economiche, ma anche attraverso altri tipi di servizi integrati: un sistema di trasporti ben funzionante e il cui costo non costituisca una barriera d’accesso alla scuola; la fornitura gratuita e in comodato d’uso dei libri di testo (che potrebbero benissimo essere dispense scritte dai docenti), il cui costo è oggi un gravoso onere per le famiglie italiane; esoneri dalle tasse; supporti multimediali alla didattica al cui acquisto concorra anche lo stato. Non c’è solo il bisogno di una legge quadro nazionale che regolamenti questo tipo di servizi, è necessaria una redistribuzione dei compiti e delle competenze, con un coinsitente spostamento del baricentro dalle Regioni verso le municipalità, i comuni o i loro consorzi. Ma c’è soprattutto bisogno di risorse. Cominciamo a dirottarle dal finanziamento profondamente ingiusto alle scuole paritarie, verso questi servizi per tutti gli studenti. Dalla sentenza di oggi giunge un monito, che auspichiamo sia pienamente raccolto dal Ministro, a rivedere la questione del finanziamento alle scuole paritarie, con un totale cambiamento di direzione della politica che fin oggi ha adottato, e che si evince dalle sue dichiarazioni pubbliche.

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