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SUI TEST D’AMMISSIONE PROFUMO NON METTA BOCCA – 15 FEBBRAIO 2012

“Come nel caso del decreto sul diritto allo studio, con la riprogrammazione dei test di ammissione, per le professioni sanitarie e architettura, il dimissionario Ministro Profumo tenta di emanare provvedimenti che avranno pesanti ripercussioni sul futuro degli studenti a pochi giorni dalle elezioni politiche” A dichiararlo è Federico Nastasi portavoce Rete Universitaria Nazionale.
Dario Costantino Portavoce nazionale Federazione degli Studenti aggiunge “Se Profumo vuole agevolare gli studenti lo sta facendo male. Tenere così vicino i Test di ammissione con gli esami di stato è l’effetto di chi non conosce la scuola e prende decisioni unilaterali, interferendo col lavoro politico di programmazione dei prossimi anni che spetta al nuovo governo ” conclude Costantino “lo ribadiremo con forza domani insieme alle associazioni studentesche all’assemblea nazionale di Alta Partecipazione a Roma, la campagna programmatica dei giovani di centrosinistra”
L’assemblea si svolgerà al Teatro Frantani, dalle 10.30 alle 17.30. Parteciperanno, tra gli altri, Susanna Camusso, Fausto Raciti, Andrea Cozzolino, Stefano Fassina, Matteo Orfini, Giorgia D’Errico, Andrea Dili

di seguito il link del ministero sui test per architettura e professioni sanitarie

http://attiministeriali.miur.it/anno-2013/febbraio/av-14022013.aspx

NOI, IL MOVIMENTO ED UN CHIACCHIERONE – 22 NOVEMBRE 2012

“Cari studenti, cari professori sono consapevole che il grande disagio che le piazze esprimono – in particolar modo quelle animate da tanti giovani e studenti – trascende dalle politiche scolastiche.” Inizia così la lettera di Profumo, che prosegue come se fosse un qualunque opinionista illuminato. La risposta è No. Non è così. La legge di stabilità in discussione al Senato va corretta, altrimenti a scuola si chiuderanno i rubinetti, i termosifoni, le porte e si spegnerà la luce. L’Italia e la nostra generazione non se lo può permettere. Se ci ascolta davvero cominciamo da qui.

 

La  folla oceanica del 14 Novembre è stata la migliore risposta alle sue dichiarazioni di Ottobre (“sono solo una piccola minoranza degli studenti”), a chi credeva nel progressivo indebolimento del nostro movimento. Siamo ancora qua, a lottare per un mondo diverso, per le cose senza le quali non vale la pena vivere: Uguaglianza, Solidarietà, Sapere, Lavoro, Libertà, Democrazia.

Quelle piazze ci hanno consegnato un’enorme responsabilità: tenere unito il movimento e creare le condizioni perché si espanda. Lo sforzo unanime dovrà creare una dovere comune: rendere quelle piazze accessibili e democratiche. Dovremo riflettere su quali pratiche adottare nelle piazze, ricominciando a raccontare noi stessi,  senza che siano altri a farlo per noi. Siamo ragazzi che vogliono cambiare il mondo, ma con le nostre convinzioni. Per questo non manifesteremo in maniera violentaQuando l’interesse è discutere di ordine pubblico per evitare le vere istanze dei cortei, l’arma migliore è la condanna pacifica alla violenza degli altri, ai fumogeni cherimbalzano sui ministeri. Rifuggendo da chi vorrebbe ingabbiarci nei simboli che ci hanno imposto e che fanno comodo solo a loro.

Negli ultimi vent’anni scuola, università e ricerca sono state relegate in un angolo, processate e condannate per presunta inefficienza. Le università italiane hanno visto ridotte anno per anno le immatricolazioni, e gravissima è rimasta la dispersione scolastica, nel mezzogiorno e nelle periferie urbane soprattutto. Da scuola scappa chi in un futuro non riesce più a crederci. All’università non si iscrive più il ragazzo che non ha intenzione di investire così tanto a fronte di un mondo del lavoro incapace di valorizzare le sue intelligenze, la sua normalità, o che semplicemente lui e la sua famiglia non possono permettersi quell’investimento. Il prezzo delle disuguaglianze è nel conto della crisi sociale in atto, di un paese che ha processato Sapere e Lavoro condannando se stesso. Continuare a tagliare in questo campo non è la cura, significa aggravare la malattia.

Il Governo Monti ha messo le scialuppe per i conti dello stato, vero, ma aggravando con l’integralismo dell’austerità la condizione delle fasce popolari, il futuro di uno studente. E così­: I tagli agli enti locali che compromettono le possibilità di spesa per l’edilizia scolastica; il diritto allo studio inesistente; la didattica ferma all’autoritarismo della lezione frontale; i trasporti inefficienti. Deve cambiare tutto.

Un paese incapace perfino di fare una legge contro l’omofobia. A. S. per i suoi compagni di scuola era “il ragazzo dai vestiti rosa”, è morto a 15 anni. Una legge non basta, certo, serve una presa di responsabilità di tutti gli attori della scuola e della società perchè un ragazzino non si senta emarginato e strano soltanto perchè era quello “dai vestiti rosa”. La lotta contro le discriminazioni e le ingiustizie passa anche da qui.

Nel frattempo a poche miglia da noi, nel nostro stesso mare, si è consumata la vera violenza, “legittima” e “legale”. Quella della destra Israeliana. Una guerra suicida per lo stesso popolo d’Israele. Non rimarremo silenti, a costo di sacrificare un pezzo delle nostre battaglie per urlare più forte. Il nostro Ministro degli esteri dovrebbe essere amico non solo dei governi, ma dei popoli. Per quelle centinaia di bambini Palestinesi morti sotto i raid Israeliani e per quei ragazzi Israeliani vittime della repressione dei loro stessi militari. L’accordo per una tregua militare non basta, Il 29 Novembre la Palestina deve essere riconosciuta come stato osservatore dall’ONU.

Di fronte all’insostenibilità, non solo ambientale ma anche economia e sociale, di un modello di crescita basato sullo spreco di territorio, di aria e di suolo, ma anche di persone e di intelligenze, la cultura ci richiama al valore di quello che dura. Che va custodito, di cui va fatta manutenzione, a cui dare valore.

l’Europa il 14 Novembre ha trovato il suo momento di maggiore mobilitazione grazie alle ragioni del lavoro e della conoscenza. Oltre l’inossidabilità dell’Austerity c’è un mondo che chiede certezze. Nella piazza del 24 daremo a quelle parole una forza maggiore, le faremo muovere con le gambe dei ragazzi che ogni giorno studiano nelle scuole Italiane.

Per l’Europa del domani bisogna rimettere in moto il sapere di oggi.

Federazione degli Studenti

SCONTRI 14 NOVEMBRE, VOGLIAMO CHIAREZZA – 16 NOVEMBRE 2012

“Rendere identificabili gli agenti delle forze dell’ordine e chiarire cosa è successo al ministero della giustizia”. Lo chiedono la Dario Costantino della Federazione degli Studenti e Federico Nastasi della Rete Universitaria Nazionale

“Gli studenti che hanno provocato gli scontri, e purtroppo anche tanti che stavano manifestando pacificamente, sono stati giustamente identificati, fermati ed asco

ltati. Gli agenti che hanno manganellato indiscriminatamente dopo le prime cariche ed hanno abusato del loro ruolo, no: non sono identificabili. Sono una massa indistinta. E’ una palese negazione della certezza del diritto, che lede l’immagine e la funzione di chi sarebbe chiamato a garantire l’ordine pubblico. Se non ci sono colpevoli per un reato il rischio è che colpevoli lo siano tutti. Chiediamo pertanto al governo di inserire il numero identificativo sui caschi della forze dell’ordine, come avviene in quasi tutti i paesi del mondo, per tutelare gli interessi di chi manifesta pacificamente e delle stesse forze di polizia.” Concludono Costantino e Nastasi.A proposito del lancio di candelotti lacrimogeni dal Ministero della Giustizia, Fausto Raciti Segretario dei Giovani Democratici, dichiara: “Un Ministero, inoltre, non può essere utilizzato come fortino di guerra. Riteniamo che se non vengano immediatamente individuati i responsabili e gli autori del lancio criminale di lacrimogeni da largo Arenula, il Ministro Severino debba dimettersi: per scoprire chi è entrato in una delle più sicure strutture dello stato è davvero inverosimile che l’indagine possa essere lunga,come affermato in queste ore.”

PEOPLE OF EUROPE, RISE UP! 16 NOVEMBRE 2012

La piazza di oggi segna un punto preciso: l’Europa trova il suo momento di maggiore mobilitazione grazie alle ragioni del lavoro e della conoscenza. Oltre l’inossidabilità dell’Austerity esiste un mondo che si smarca dal campanilismo fra stati virtuosi e stati spendaccioni. Nelle parole d’ordine di oggi c’erano le stesse ragioni fondanti dell’Unione Europea: lo stato sociale, l’uguaglianza, la solidarietà, il welfare, il lavoro, la conscenza. Il passo ulteriore devono farlo la politica e il mediterraneo. L’una cogliendo lo spirito nuovo presente nelle piazze oceaniche di oggi. L’altro rivendicando l’attenzione alle proprie opportunità di sviluppo, alla propria centralità culturale, e di libera frontiera col vicino oriente e il nord africa. Un’Europa che guarda solo ad Est non è può definirsi tale. Il mediterraneo e le forze progressiste hanno il compito primo di correggere l’errore più grande, anche dell’austerity, che commette il nostro continente. La Federazione Degli Studenti ha dato prova di esserci, di contare, su una piazza tacciata della peggiore violenza possibile e che alla fine non è stata coinvolta negli scontri. Da qui il movimento può ripartire, dando corpo al proprio messaggio politico. Il mediterraneo, col sapere e il lavoro al centro, sarà ciò che merita, se non per la sua storia, per la sua gente.

VENERDI 26 OTTOBRE: PRESIDIO ANTIFASCISTA – 25 OTTOBRE 2012

Non ci accontenteremo di un comunicato stampa contro i blitz delle organizzazioni neofasciste romane. Venerdì 26 Ottobre saremo davanti le scuole di Roma, a presidiarle contro l’arroganza fascista, coccolata da un Sindaco che volta lo sguardo, per vergogna o simpatia, dalla sua adolescenza. Invitiamo tutte le forze politiche di sinistra, l’Anpi e la CGIL a sollevarsi con noi. Abbiamo di fronte l’altra faccia della crisi: la violenza reazionaria e nazionalista. Un passato che riecheggia stonato, che fermeremo con la forza della memoria, della libertà, della democrazia e della resistenza.

Dario Costantino – Portavoce nazionale Federazione degli Studenti

APPELLO MOBILITAZIONE NAZIONALE 12 OTTOBRE – 11 OTTOBRE

Negli ultimi vent’anni non abbiamo fatto i conti con le contraddizioni del nostro modello di sviluppo, e mentre scuola, università e ricerca venivano relegate in un angolo, processate e condannate per manifesta inefficienza, crescevano le rendite finanziarie, aumentavano le disuguaglianze, le imprese rimanevano ferme in innovazione e sviluppo, a volte più preoccupate al profitto degli azionisti che alla produzione effettiva, più presenti nelle borse o negli spot che nel territorio.
Le università italiane hanno visto ridotte anno per anno le immatricolazioni, e gravissima è rimasta la dispersione scolastica nelle scuole superiori, nel mezzogiorno e nelle periferie urbane. Da scuola scappa chi in un futuro non riesce più a crederci, dalle aule di un istituto chiuso e stanco. All’università non si iscrive più il ragazzo che non ha intenzione di investire così tanto a fronte di un mondo produttivo incapace di valorizzare le sue competenze, o che semplicemente quell’investimento la sua famiglia non può permetterselo. E’ il prezzo delle disuguaglianze, in un paese che ha processato il sapere condannando se stesso.

Chiedersi se negli ultimi vent’anni ci siamo posti le domande giuste potrebbe aiutarci a trovare una strada migliore di quella finora percorsa. Era corretto, per esempio, marginalizzare il ruolo e la funzione della scuola,dell’’università e della ricerca? Era corretto ritenerle un capitolo di spesa da ridurre, utilizzando i falsi luoghi comuni degli sprechi e dei fannulloni? È corretto adesso non porla in testa del necessario cambiamento del nostro paese? Ora è il mondo del sapere che chiede uno sforzo.

Di fronte alla crisi dell’economia di carta, la cultura ci richiama alla terra. Alle cose, agli uomini, all’intelligenza, alla creatività, al lavoro artigiano della mente, delle mani, del cuore.
Di fronte all’insostenibilità, non solo ambientale ma anche economia e sociale, di un modello di crescita basato sullo spreco di territorio, di aria e di suolo, ma anche di persone e di intelligenze, la cultura ci richiama al valore di quello che dura. Che va custodito, di cui va fatta manutenzione, a cui dare valore.

La crescita, la fase due, come siamo abituati a raccontarla, non è un atto neutro. Possiamo continuare nel solco degli anni passati, avvitandoci nella nostra insostenibilità e nelle più gravi ingiustizie, oppure scegliere un’altra strada.
Il prossimo governo avrà il compito difficile di uscire dalla crisi e lo dovrà fare con pensieri lunghi e proposte ferme.
L’Italia ha il minor numero di laureti d’Europa e il più alto tasso di laureati disoccupati, e spesso il lavoro di un giovane richiede competenze inferiori alla propria formazione, o è totalmente slegato dal suo percorso di studi. Le imprese che investono in qualità, innovazione, conoscenza e formazione permanente, devono essere agevolate attraverso tutti gli strumenti utili. Il sapere di oggi costruirà l’Italia di domani.
La politica deve stringere un patto costituente sulla scuola, l’università e la ricerca, senza scadere nel generalismo – ogni scelta ha i suoi pesi e le sue parti – ma per dare un orizzonte chiaro al nostro sistema di saperi.
Per un’Italia del domani bisogna rimettere in moto il sapere di oggi.

12 Ottobre: MOBILITAZIONE NAZIONALE – PIATTAFORMA POLITICA FDS

La storia degli ultimi anni l’abbiamo vissuta nel profondo: un futuro più fosco di quanto non è giusto che sia ed un presente bloccato nella sua eterna emergenza.
Gli studenti, la nostra generazione, hanno pagato gli enormi debiti della finanza con i tagli al sapere, al welfare, al lavoro, mentre l’Europa che immaginavamo si perdeva fra egoismi nazionali e speculazioni finanziarie, col progressivo indebolimento della democrazia.
Abbiamo visto anche l’altra faccia della crisi, seppur fra giornali ed editorialisti assenti: era la faccia delle destre nazionaliste europee, della Le Pen francese, dell’ascesa di Alba Nuova in Grecia, del governo para fascista di Budapest. La reazione più atroce e preoccupante ad una crisi strutturale, i cui risvolti non sono scontati.

La sfida che dobbiamo cogliere non deve ridurre il nostro ruolo a mera esercitazione di dissenso, ma accompagnarci verso la costruzione di un’alternativa di pensiero, per il paese e per l’Europa.

In Italia il nuovo esecutivo ha forse rivoluzionato i toni e i modi di esprimere la politica, senza però troppa discontinuità nelle politiche di governo. Non basta. Ha scoperto spesso la passione per battaglie puramente ideologiche: la tessera “io merito”, l’abolizione del valore legale del titolo di studio, la battaglia contro l’articolo 18, l’aumento delle rette universitarie per i fuori corso, l’immobilismo sul diritto allo studio, l’appiattimento sulle politiche d’austerità.

Una speranza, però, si è accesa nel buio della crisi che attraversa l’occidente. Da Hollande in Francia alle grandi consultazioni amministrative in Italia, Germania, Inghilterra e Olanda, emerge chiaramente che i cittadini europei hanno inclinato lo sguardo a sinistra, riscoprendo parole d’ordine importanti: Equità, Giustizia, Lavoro. I Partiti, le associazioni e i movimenti progressisti devono trarne, più che convinzione, la responsabile coscienza di avere il compito altissimo di restituire all’Europa, all’Italia, le speranze e gli impegni che a Lisbona, solo dieci anni fa, hanno fatto sognare un continente migliore, più giusto, con meno finanza e più democrazia. Quest’anno il banco di prova è di quelli che non possono essere mancati. L’Italia deve fare passi importanti per recuperare gli anni perduti. La svalutazione della lira sostituita con la svalutazione dei costi del lavoro ha dimostrato le sue contraddizioni insostenibili: il mondo produttivo è fra i meno competitivi d’Europa, richiede competenze spesso ampiamente al di sotto del livello formativo dei, pochi, ragazzi con un titolo di studio medio alto.

Rifinanziare la scuola, l’università e la ricerca, costruire un sistema produttivo più cognitivo, ridistribuire le ricchezze, sono le precondizioni non solo per il valore di un movimento, ma per il rilancio complessivo del nostro paese.

Così come l’Italia si è unita fra i banchi di scuola, così l’Europa può ripetere quel miracolo di uguaglianza che si nutre della collettiva ricerca di sapere e conoscenza in funzione del benessere proprio e degli altri.
La nostra scuola non dovrà più essere confinata nell’angolo, vittima di un paese che crede di poter far a meno di essa, rinchiusa nella sua autosufficienza, fra basilari nozioni da apprendere e informazioni da catalogare, più utili per un buon voto che per la vita.

L’istruzione pubblica deve distribuire gli strumenti per possedere il sapere, per manipolarlo, costruendo percorsi di apprendimento personalizzati. Ma è la politica a dover costruire le condizioni perché gli sforzi di quegli studenti e quei docenti non siano vani. Perché altrimenti fuori rimarrà quel mondo incapace di dar loro un futuro, che non scommette  nelle loro conoscenze, che lascia il futuro di un ragazzo a semplici logiche di casualità: dove nasce, che famiglia ha, che scuola frequenta.

Dall’assemblea nazionale della conoscenza, il 5 Ottobre, della Federazione degli Studenti e della Rete Universitaria Nazionale, lanceremo il nostro appello al governo e alla politica. Domani sarà il mondo del sapere a interrogare il paese che lo ha abbandonato e avvilito. Noi che chiederemo per il mondo del sapere la funzione guida per un modello di sviluppo diverso: sostenibile, equo e intelligente.

Il 12 Ottobre la Federazione degli Studenti scenderà in tutte le piazze d’Italia, per lanciare un’alternativa possibile, per scrivere con caratteri diversi il futuro delle nostre città, delle nostre periferie, delle nostre scuole. Il domani è già qui, dobbiamo coglierlo.

NOTARELLE SUL MERITO DI PROFUMO – 5 GIUGNO 2012

A cura della Rete Universitaria Nazionale – RUN e delle Federazione degli Studenti FDS. 

Mentre scriviamo, non è ancora certo se l’iniziativa di Profumo prenderà la forma di un decreto o di undisegno di legge. La forma, in questa caso, fa la differenza. Il decreto dovrebbe presentare aspetti dinecessità e di urgenza, il secondo creerebbe uno spazio di riflessione e discussione più ampio. Qualunque sia la forma del provvedimento legislativo, i due campi su cui interviene la questione del“merito”, scuola e università, sono diversi tra loro.  La valutazione del merito – definizione ambigua che copre di tutto: dall’impegno personale, al talentonaturale, al privilegio sociale.1 – nella scuola secondaria appare un controsenso: obiettivo della scuola èl’inclusione, non la selezione, come espresso nella Costituzione (artt.3 e 34). Per l’università, il discorso è diverso. La valutazione e valorizzazione delle capacità in un percorso formativonon obbligatorio è un obiettivo condivisibile. Qui, per sgombrare il campo da ambiguità serve chiarire:merito è cosa diversa da meritocrazia. Eliminando tutte le norme ornamentali, quali gare concorsi e festival,può servire fissare alcuni punti di ragionamento.  Meritocrazia è una società in cui ricchezza e potere sono distribuiti sulla base di risultati scolastici e ancorpeggio dei quozienti di intelligenza2. La casta che ne deriverebbe, secondo Young, sarebbe ancora piùchiusa, impermeabile, escludente, delle vecchie caste cui si contrappone. In particolare la scuola finirebbeper rendere la selezione sempre più precoce concentrando sui pochi le eccellenze educative, e aumentandoa dismisura la selezione e la dispersione di quanti non si adeguano agli standard di intelligenza dagli stessi“intelligenti” definiti. A questa, si contrappone la democrazia.  Merito, più semplicemente, può significare inserire nei percorsi di formazione, momenti di selezione deglistudenti più capaci, valorizzati e premiati nel loro percorso di studio. Va sconfessata la retorica del merito che serve nient’altro che a coprire e giustificare un’ideologia classistache aumenta le differenze, non interviene sulle principali cause di “selezione naturale” che portano alladispersione scolastica e all’abbassamento dei livelli di studio. Le cause di differenza, diverse dalle attitudiniindividuali, sulle quali bisogna intervenire con precise politiche pubbliche riguardano il tipo di scuola chefrequenti, da dove sei nato e dal livello di istruzione dei genitori. Il merito dovrebbe emergere dopo chesono state alleviate con precise e mirate politiche pubbliche queste cause di differenza. Dopo, non prima.Altrimenti è una fotografia delle diseguaglianze.  Come più volte ci ha ricordato Andrea Ranieri, guardando le indagini OCSE-PISA, si nota che il tasso didispersione scolastica e il non raggiungimento di standard qualitativi elevati vanno assolutamente insieme.La Finlandia ha i livelli più alti di eccellenza e non boccia nessuno, porta quasi la totalità dei ragazzi aottenere il diploma a 18 anni. I paesi che stanno peggio di noi dal punto di vista qualitativo stanno peggio dinoi nei livelli di dispersione scolastica.  Sia l’eccellenza che la lotta alla dispersione richiedono una scuola che sia flessibile e capace dipersonalizzare i propri obiettivi, richiedono autonomia perché il lavoro che bisogna saper fare per teneredentro un ragazzo in difficoltà e il lavoro teso a valorizzare le eccellenze fanno parte della stessaprofessionalità, e richiedono una struttura organizzativa in grado di compiere un’operazione di personalizzazione. Una scuola inclusiva- la scuola del ”non uno dimeno”- e la scuola capace di valorizzare leeccellenze non sono due realtà contrapposte, ma vanno insieme, come dimostrano le esperienze educativedi tanti paesi, ma anche di tante scuole italiane. Per l’università il discorso è simile. Profumo si difende: abbiamo portato a 150 milioni il finanziamento perle borse di studio. Bene, non basta. Serve garantire le borse a tutti gli aventi diritto, serve ampliare laplatea. Restiamo indietro nelle statistiche sul welfare studentesco che riguardano Francia, Germania eSpagna. Serve perché vanno rimosse le cause di differenza diverse dalle attitudini individuali, altrimenti nonsolo è iniquo, ma non funziona. Il ruolo delle élite di cui parla Profumo resterà un titolo ereditario, con ladifferenza che la borghesia italiana d’inizio novecento che aveva fondato la Bocconi, oggi finanzia il Cepu.  Oltre che fare riferimento al nesso tra maggiore istruzione e maggior guadagno, ci interessa sottolineare illegame tra maggiore istruzione e cittadinanza consapevole. Non serve creare un’élite di bravi e basta, mapunte di eccellenza messe a sistema con la società intera, cioè con persone più istruite, o più personeistruite.  Si aggiunga a questo il discorso riferito alle possibilità lavorative. La bassa qualità dell’offerta di lavoro nonpremia chi studia. Alma Laurea dice che i laureati in specialistica guadagnano meno dei laureati in triennale(1.080 salario medio nella specialistica, 1.105 per la triennale) insomma studiare di più, nel breve medioperiodo non premia. È questa l’abitudine da interrompere: serve avere persone più istruite ed anche piùpersone istruite, serve a tirare in alto l’offerta di lavoro. Nel libro bianco di Delors, si delinea il ruolodell’istruzione come strumento di sviluppo della qualità della vita e del lavoro, più di qualunque attivitàindustriale o finanziaria.  In ultimo, le indiscrezioni sul testo del decreto – ancora oggi pomeriggio sono in corso limature e modifiche,prima che venerdì il testo arrivi in CdM – riportano alcune norme importanti, tra le quali lo sblocco deiconcorsi per la docenza, l’abilitazione e la possibilità di iscriversi a corsi di laurea diversicontemporaneamente. Misure utili (urgente quella sui concorsi) che speriamo superino le pastoie di unadiscussione che rischia di insabbiarsi ancor prima di prendere forma legislativa precisa.

IO NON HO PAURA – 24 MAGGIO 2012

In piazza il 26 maggio 2012. Per Melissa e per il nostro futuro. Non si può morire entrando a scuola. Queste parole continuano a rimbalzare nella testa di ciascuno di noi nelle ultime ore. Finora nessuno si era mai permesso di toccare la scuola in questo modo, con un atto che oltre ad essere assassino e criminale è vigliacco e vergognoso. Colpire la scuola vuol dire colpire il futuro di un paese, la speranza di costruirne uno migliore. Colpire la scuola vuol dire colpire la democrazia, soprattutto in un territorio come il nostro, in cui da anni lottiamo contro le Mafie e ci scontriamo contro l’assenza di lavoro, in un territorio in piena crisi ambientale. Le scuole, soprattutto nella nostra terra, rappresentano uno dei pochi luoghi collettivi e di partecipazione. Hanno spezzato i sogni di Melissa ma non spezzeranno mai i nostri. I sogni di Melissa diventeranno anche nostri. In questi giorni in tutta Italia si è parlato di Brindisi e delle nostre scuole, degli studenti brindisini e della paura di tornare a scuola, dopo il 19 maggio. La paura non può essere una risposta alla morte di Melissa, la paura non può essere uno strumento di controllo di un territorio e di un paese stesso. Non si può parlare di Brindisi solo quando scoppiano le bombe. Dobbiamo scendere in piazza non solo per semplice solidarietà, ma perché tutta l’Italia non deve dimenticare quello che è successo, che vive dentro un contesto sociale caratterizzato da una cultura violenta e individualista, dall’assenza di politiche di tutela del territorio, dai tagli alla scuola, dalla precarietà dilagante che attanaglia le vite e il futuro della nostra generazione. La partecipazione, la democrazia e la richiesta di giustizia sono la risposta ad un atto così grave che ha sconvolto il nostro territorio e tutta l’Italia. Per questi motivi a una settimana dall’attentato chiediamo a tutti gli studenti di scendere in piazza a Brindisi, per stare accanto ai giovani brindisini e per affermare con determinazione che c’è bisogno oggi più di ieri di creare un fronte sociale forte che combatta la violenza scellerata, di QUALUNQUE MATRICE sia, con la speranza, la solidarietà e la giustizia e ci aiuti a ricostruire una cultura radicata di legalità e democrazia. Pretendiamo Verità, Difendiamo la Scuola, Lottiamo per il Futuro. Ritrovo ore 9 presso la Stazione di Brindisi. Le studentesse e gli studenti dell’Istituto Morvillo di Brindisi (le rappresentanti Francesca D’Agnano e Vanessa Lapenna) Martina Carpani (Consulta provinciale di Brindisi) Francesca Rossi (Coordinatrice UDS Brindisi) Raccolgono l’appello e ne sono promotrici a livello nazionale le associazioni Rete della Conoscenza Libera CGIL ARCI Carovana Internazionale Antimafia UdS Link Adi Flc Fiom Nidil Cgil Puglia Cgil Brindisi Legambiente Gd Tilt Gc Fgci Errori di Stampa Federazione degli Studenti Run Rete degli Studenti UdU

IL MONDO IN BIANCO E NERO DEGLI SCHEDARI – 15 MAGGIO 2012

Il mondo in bianco e nero degli schedari si divide fra punteggi elevati e scadenti.

Il mondo in bianco e nero degli schedari, delle prove INVALSI, è un mondo scorretto, che omologa la ricchezza che vivono nelle differenze, che disconosce le basi di partenza di ogni ragazza e ragazzo, le sue vicessitudini, gli errori che si contano infiniti intorno a un quindicenne.

Il mondo degli schedari è in bianco e nero perché la valutazione è importante se non cataloga, se non è rigida, se non è il pretesto ideologico per decidere chi viene finanziato meglio e chi no, chi ha fatto bene il compito a casa e chi invece vive dove i compiti a casa non si fanno mai; è in bianco e nero perché la valutazione del percorso formativo, della qualità della vita all’interno di una classe, del processo di apprendimento formale e soprattutto informale deve passare dallo studente, dalla sua diretta espressione all’interno della scuola, dalla sua libertà di condizionarla per farla crescere a misura dei suoi bisogni.

Il mondo degli schedari è in bianco e nero. Il test invalsi quindi lo si lascia in Bianco.

Federazione degli studenti.

OMOFOBIA: NON NELLA MIA SCUOLA – 13 FEBBRAIO 2012

Una campagna dal titolo semplice, chiaro. Non avevamo bisogno di esprimerci con altre parole, usare altre forme. Il messaggio che vogliamo dare è inequivocabile : nessuno spazio all’omofobia nelle nostre scuole, nei nostri atenei, nelle nostre città. Partendo dalle scuole superiori dove il fenomeno del bullismo omofobico è diffuso e ancora poco conosciuto e combattuto, cominciamo a pensare a Roma come una città libera dalla violenza, dai fenomeni di intolleranza che l’hanno macchiata negli ultimi anni. Quello che ci ha spinti a cominciare questo percorso di difesa dei diritti di tutti e che ci ha portati a promuovere assemblee nelle scuole, dibattiti nelle autogestioni e confronti negli istituti romani è la volontà di difendere anche chi sconta tutti i giorni negli ambienti scolastici la colpa di essere se stesso, quelle persone che continuamente vengono irrise da una politica che dimentica  di tenere la bocca chiusa quando non si ha nulla di intelligente da dire. Ci riferiamo alle dichiarazioni di Giovanardi degli ultimi giorni, parole pericolose che non fanno che ribadire il mancato riguardo ed il rispetto inesistente della destra italiana verso cittadini come tutti che sembrano dover pagare la loro lotta per i propri diritti. Già un anno fa la deputata Anna Paola Concia in un incontro sul tema ci aveva rassicurato e si era detta pronta a battersi con noi su queste tematiche : ribadiamo a tutti la volontà di ragazzi, giovani e studenti per parlare con parole nuove, per far crescere un paese ed una città che sembrano essere rimasti bloccati nell’ignoranza. L’Italia non vive solamente una crisi economica : la decadenza culturale di un paese che non sa guardare oltre i propri stereotipi e pregiudizi è davanti agli occhi di tutti. Se è vero che gli studenti hanno rappresentato quel movimento di difesa dei beni comuni, dell’istruzione e della ricerca, quella forza viva che ha smosso il paese dal sonno del berlusconismo, allora è proprio da chi ha sempre lottato per i diritti che facciamo nascere questa campagna, dalle scuole parte l’opposizione alla discriminazione. La legge contro l’omofobia non è passata in Parlamento : noi  non ci siamo arresi e continuiamo a costruire civiltà, comprensione e condivisione. La nostra campagna ci vedrà davanti alle scuole di Roma per diffondere questa  battaglia contro l’omofobia ed il bullismo omofobico, promuovendo incontri sul tema e aiutando i ragazzi nelle sedi in cui possiamo agire!

Vogliamo ringraziare l’Arcigay Roma che ha sostenuto le nostre iniziative nelle scuole, è anche grazie  all’attività che l’associazione svolge all’interno degli istituti romani che qualcosa nella nostra città sta davvero cambiando!

GIORNATA DELLA MEMORIA – 27 GENNAIO 2012

Il 27 Gennaio è il giorno consacrato alla Memoria. In cui i popoli, specialmente i popoli Europei, devono fare i conti con il loro die unbewältigte Vergangenheit che tradotto dal tedesco significa il loro “passato irrisolto”.

Un passato triste, basato sulla disuguaglianza tra gli uomini, sulla discriminazione etnica, religiosa, culturale e razziale, sulla necessità di trovare sempre e comunque un nemico, un avversario, sulla forza dell’odio e della violenza.

Sono passati ben sessantasette anni da quando le truppe sovietiche arrivavano presso la cittadina polacca di Oświęcim ed aprivano le porte di uno dei più tristemente noti campi di concentramento, quello che passerà alla storia col suo nome germanico, il lager di Auschwitz. Un simbolo ed un altare elevato in nome di quella che potremmo, citando una nota scrittrice, definire la “banalità del male”.

Noi studenti non possiamo restare indifferenti a questo argomento. Un sacrificio di sei milioni di ebrei, ai quali vanno aggiunti prigionieri, rom, massoni, omosessuali, dissidenti religiosi e politici, slavi, per un totale di 17 milioni di vittime, è qualcosa di enorme e mostruoso, è “Shoah”, cioè è desolazione, catastrofe, disastro. E’ qualcosa alla quale nessuno d’altra parte potrebbe restare indifferente, ma è soprattutto un qualcosa di cui le giovani generazioni devono sempre aver timore e che devono sempre tenere quale monito.

In Italia, questa ricorrenza è stata fissata per legge nel 2000. Da allora, moltissimi italiani, cosìccome moltissime altre persone nel mondo, si sono fermati il 27 Gennaio a “ricordare” questa immane tragedia, ricordandolo in molti modi, lottando contro l’indifferenza, contro il revisionismo e contro il gusto della violenza.

Ed anche quest’anno gli Italiani  si fermeranno per questa data. Già in tutta Italia si organizzano conferenze, mostre, dibattiti, presentazione di libri, manifestazioni d’ogni tipo, siano culturali o musicali, fiaccolate ed appelli.

Dinnanzi a tutto ciò, la Federazione degli Studenti è solidale con questo movimento, perché ricordare è chiaramente un modo per comprendere che con l’odio, con la discriminazione, con la separazione e lo scontro non si va da nessuna parte. Che l’essere umano è uguale ovunque, qualsiasi cosa faccia, in qualsiasi cosa creda. Che si nasce liberi ed uguali e che nulla e nessuno può rompere questa credenza di base.

La nostra solidarietà nasce per su una precisa convinzione: quella che sia, appunto, un “Passato irrisolto”. Un passato che non si è esaurito, dove le ragioni dell’odio e della violenza possono sempre riemergere come melma dal pozzo da un momento all’altro. Ricordare non significa soltanto rendere onore a quello che è stato, ma significa soprattutto porre un presidio vigile e costante affinché quanto è accaduto non possa riaccadere più.

Il che non è affatto semplice: quotidianamente ci scontriamo continuamente con spinte e pulsioni che spingono alla discriminazione razziale, all’odio del diverso, dello straniero, di colui che crede in un altro Dio, educato in un’altra civiltà, che parla un’altra lingua, oppure che ha diversi orientamenti sessuali, diversi orientamenti umani. L’altro ci fa paura e sulla base di questo sentimento irrazionale ci sentiamo giustificati ed autorizzati a discriminare, a distinguere, emarginare ed isolare.

Il nostro è un passato irrisolto, perché non è affatto detto che queste pulsioni non possano un giorno riprendere il sopravvento con più forza e con più vigore. Ancora oggi viviamo momenti di disagio, in ispecie quando vediamo discriminazioni, facendo riferimento a  quel che compete per il nostro campo, nelle scuole, dove i diversamente abili  si trovano in serie difficoltà di apprendimento e di integrazione, oppure dove lo straniero viene isolato, disperso, emarginato. Le diversità sembra non essere più un valore aggiunto alla complessità e grandezza della società, bensì un ostacolo intollerabile alla compattezza sociale.

Immanuel Kant, già, con la sua ermeneutica della finitudine, ci aveva già avvertiti sulla struttura ontologicamente finita dell’uomo: da ciò, da nientemeno che dalla sua stessa natura umana, nasce l’istinto dell’uomo a distingue sé da ciò che è oltre il limite del suo sussistere quale essere finito. Ed il suo eterno timore da tutto ciò che è diverso da sé, cioè tutto ciò costituisce l’Altro e che in quanto Altro può essere pericoloso. Quella terribile logica dell’amico-nemico, descritta dallo Schmitt, per cui tutto si risolve in un eterno scontro tra me e gli altri, tra quelle che mi aiutano e quelli che mi ostacolano, è il lascito di questa stagione di scontro e conflitto.

E’ evidente che però su questo non si può costruire nulla e che non si può proporre nessuna forma ragionevole di progresso: esso stesso, di per sé, richiede la fratellanza, la vicinanza, la convivenza tra i popoli. Il nostro personale limite deve divenire il punto di forza per costruire un discorso arricchito, variegato, forte in quanto “unito nella diversità”, capace di realizzare quel lodevole e dinamico superamento e sintesi che la dialettica della diversità, che poi è la dialettica a base dell’idea moderna stessa di Democrazia, con tanta evidenza ci propone.

Le ragioni ideologiche che stanno alla base della discriminazione e dell’odio, oggi come ieri, che si lega all’opportunismo professato da taluni organizzazioni politiche, al razzismo infuso in alcuni strati della popolazione, tutto ciò costituiscono per noi motivo di allarme e vivissima preoccupazione.

E’ evidente, infatti, che vi sono forze politiche, sia a livello nazionale, quanto a livello globale, che spingono sulle ragioni dell’odio verso l’Altro, verso il Diverso, pronti ad alimentare con insospettabile energia e vigore questo irrazionale e banale sentimento.

Da un verso, infatti, delle forze spingono ad esaltare uno scontro di fondo, quanto mai vergognoso, verso chi ha credenze o origini diverse, facendo leva su fortissimi interessi egoistici di natura sociale ed economica, i quali sempre si acuiscono nei periodi di recessione economica. Il passato irrisolto è tale perché può sempre ripresentarsi, perché l’egoismo individuale spesso può spingere alla ricerca spasmodica di un nemico e di un capro espiatorio.

D’altra parte, invece, osserviamo il processo della globalizzazione: qui la “diversità”, che a livello locale viene, per così dire, “glocalizzata”, qui viene invece neutralizzata con quel processo conformista e consumista tipico del fenomeno della globalizzazione economica, politica e sociale.

Le reazioni, anche in questo caso, sono violente, perché violento è il sussulto di alcuni popoli ad avere riconosciuta la propria identità culturale. Ed anche questa è violenza: negare ad un popolo la propria identità, la propria storia, il proprio costume, significa privarlo della propria anima, privarlo della propria coscienza e quindi del proprio “Spirito”, se per spirito intendiamo la traduzione della più idonea parola tedesca “Geist”, che appunto significa sì spirito, ma anche mente, morale, cultura.

Sotto i nostri occhi, dunque, assistiamo continuamente e puntualmente a momenti di violenza, una violenza che proprio questa giornata dovrebbe permettere di scongiurare.

Per questo motivo bisogna sempre “ricordare”, bisogna sempre avere “Memoria” che tutto questo ha avuto conseguenze catastrofiche e desolanti. 17 milioni di vittime sacrificate alla  maligna banalità della diversità.

La Federazione degli Studenti, sulla base di questa fondamentale premessa, conscia della pericolosità sempre viva di un perenne e fortissimo razzismo ed odio militante, ha valutato la necessità di solidarizzare con tutti i discriminati, con tutti coloro che sono sensibili all’argomento ed hanno deciso di “ricordare”.

Gli studenti hanno l’obbligo morale di assumersi personalmente la responsabilità di custodire l’insegnamento appreso e di trasmetterlo a loro volta un domani, dopo aver raccolto con assoluta coscienza la necessità che solo “la pace e la giustizia tra i popoli“, come recita il nostro art.11 della Costituzione, sono gli elementi che permetteranno il progresso e lo sviluppo dell’umanità.

Federazione degli Studenti

MOBILITAZIONE NAZIONALE FDS – 17 NOVEMBRE 2011

  • Basilicata: Matera e Potenza – Cortei nelle città
  • Campania: Assemblea regionale FdS a Napoli
  • Friuli Venezia Giulia: Trieste – Corteo nella città
  • Lazio: Roma e Frosinone – Cortei nelle città
  • Lombardia: Milano, Bergamo e Pavia – Cortei nelle città
  • Marche: Ascoli Piceno, Fermo e Recanati – Cortei nelle città
  • Piemonte: Torino e Salluzzo (Cuneo) – Cortei nelle città
  • Toscana: Empoli – Corteo nella città

Conosciamo la gravità della crisi, la prioritaria attenzione alla stabilizzazione dell’economia del paese, ma al nuovo Ministro Profumo e al neo primo Ministro Monti chiediamo di non mettere in secondo piano i temi della conoscenza e, nella fattispecie, della Scuola pubblica. Per questo, oltre ad una vera inversione di rotta, chiediamo al ministro di ascoltare e confrontarsi davvero con il movimento, convocando al più presto il Forum delle Associazioni studentesche.  L’ultima legge di stabilità ha impoverito ulteriormente la grave condizione economica delle Scuole, dalle borse di studio all’edilizia scolastica. Su questo vorremmo una risposta chiara e un confronto aperto, attraverso uno sforzo comune per rimettere in piedi una scuola a pezzi.

SETTIMANA DI MOBILITAZIONE FDS – Nota organizzativa – 23 OTTOBRE 2011

7 GIORNI DI MOBILITAZIONE – DOCUMENTO ORGANIZZATIVO

 Il movimento studentesco, il movimento tutto non può e non si deve fermare al 15 ottobre. La data che ha visto scendere un’intera generazione in piazza, in tutto il mondo. La data che in Italia ha visto in piazza noi, studenti e giovani italiani, con in pugno solo la forza delle nostre parole e la voglia di un’Italia migliore. Un evento periodizzante di cui abbiamo fatto e continueremo a far parte.

A noi quindi il compito di rilanciare l’autunno e non permettere che le nostre istanze vengano messe in secondo piano.

Dobbiamo dimostrare, a noi stessi per primi, di essere pronti a misurarci con una grande iniziativa, abbiamo pensato quindi a un’intera settimana di mobilitazione, in tutto il Paese. Dobbiamo andare nelle scuole, nelle strade e farci sentire, spiegare le nostre ragioni, del perchè da anni gli studenti invadono le città manifestando.

QUANDO

La settimana sarà quella dal 7 al 13 novembre, per permetterci anche di rilanciare il nostro 17 novembre e le date dell’assemblea nazionale del comitato “9 Aprile”, che si terranno a Roma il 19 e 20. L’impegno sarà quello di creare a ogni livello, dal provinciale al nazionale, 7 giorni di mobilitazione.

Le modalità, i temi da trattare, le idee saranno tante, ci limitiamo a fornirvi delle linee guida che dovranno rendere uniforme e forte questa mobilitazione.

MODALITA’

Assemblea D’Istituto (almeno 1 per ogni livello), Flash mob, assemblee e manifestazioni territoriali, volantinaggi, , concerti, iniziative politiche, dibattiti e interviste, sit-in.

TEMI

15 ottobre, diritto allo studio in tutte le sue accezioni dalla mobilità alle borse di studio, i cicli scuola-università e scuola-lavoro, Europa, i sistemi d’istruzione nel resto del mondo, memoria e antifascismo, crisi economica e finanziaria, ambiente, movimento studentesco, antimafia.

Sentitevi liberi di mettere in campo qualsiasi mobilitazione, questi sono solo dei suggerimenti.

COLLABORAZIONI

Vi consigliamo inoltre di avviare o continuare a portare avanti progetti insieme ad associazioni come RUN, ANPI, ARCI, LIBERA, ARCIGAY, CGIL, GD, LILA, Education 2.0 ecc.

Vi ricontatteremo entro il 31 ottobre per sapere quali sono i progetti messi in programma.

Responsabile Mobilitazione Nazionale Guido Staffieri

LETTERA DEL PORTAVOCE NAZIONALE AI TERRITORI – 22 OTTOBRE 2011

Care Compagne e Cari Compagni,

Con questa lettera vi presento la settimana di mobilitazione nazionale FdS. Vi invito a riflettere collettivamente sull’autunno che, come ci dicevamo in estate, sta incontrando il protagonismo di forze e soggetti eterogenei.  Abbiamo sempre più bisogno di trovare nuovi luoghi di elaborazione comune, per azzardare domande e risposte sul nostro futuro e sul nostro presente.

Abbiamo in testa una fotografia precisa del mondo dopo trent’anni di dominio neoliberista. Lo subiamo quotidianamente nelle scuole e nel lavoro. Da questa subordinazione materiale lanciamo le nostre speranze al paese, per un movimento più ampio dei confini nazionali, per una generazione che prenda coscienza di sé, che parli alla politica e alla democrazia, che si appropri di nuovi spazi di libertà e consapevolezza.

Posto che esserci è stata una scelta corretta per le posizioni politiche che gran parte del movimento assumeva, la piazza del 15 Ottobre richiede un’analisi attenta e sincera.

Il 15 è stato il frutto dell’impegno di numerosissimi soggetti ed eterogenee organizzazioni, che seppur capaci di contaminarsi lo hanno fatto da lontano. Il ché ci ha impedito di costruire spazi di riflessione, elaborazione e confronto aperti a tutti dai quali porre interrogativi più alti al nostro paese e dai quali riflettere per proposte più coraggiose, più fresche. Rivoluzionare culturalmente il nostro tempo è la precondizione non rimandabile per cambiare il nostro paese.

Il ristretto comitato organizzativo del 15 Ottobre era composto da poche sigle, incapaci di intercettare la vera tensione espansiva del movimento, ponendo in essere le condizioni per la presenza di gruppi violenti. Per contrastare tutto ciò era necessario più coraggio nel processo di costruzione della partecipazione al corteo, senza aver paura di mettere all’angolo qualcuno, eliminando quelle zone grigie che hanno permesso tacitamente, o per paura, che le armate nere si nascondessero al loro interno, mettendo all’angolo la politica a favore della pratica violenta. A fronte di questo, però, dobbiamo contestare con fermezza le iniziative antidemocratiche del ministro Maroni e di alcuni leader politici che alle volte si riscoprono per quelli che in realtà sono.

Nel frattempo siamo arrivati all’implosione della società degli individui, contaminata dalla bassa cultura di propaganda. Si è creato una sorta di individualismo competitivo che ha fatto venir meno le condizioni fondamentali della serena convivenza, allontanando l’idea di una società solidaristica e comunitaria. Poiché è un dato se oggi quella che chiamano realizzazione personale passa attraverso la vittoria sull’altro, in una gara senza premio, o peggio dall’alienazione della propria personalità a favore di schemi prefissati in manifesti pubblicitari o in mele morsicchiate.

Abbiamo bene in mente la complessa dimensione della globalizzazione, ma non abbiamo ancora costruito vere interfacce fra le effervescenze politiche delle nostre piazze planetarie. Dobbiamo quindi interrogare la nostra organizzazione su come lanciarci nella grande questione del governo dei processi economici, lavorativi, sociali, tali da dare ad ognuno gli strumenti di comprensione e di concorrenza per l’accesso ai veri luoghi di decisione.

Fra gli strati più giovani della nostra generazione la mancanza di questi punti di riferimento indirizzano alla rinuncia automatica, implicita, all’interesse politico, vista come impotente e insignificante nell’immaginario collettivo. La lotta per riportare alla gente una fetta enorme dei poteri democratici di cui è stata espropriata passa anche da noi, per affermare l’idea che non basta l’indignazione: serve la Politica!

Ci serve un orizzonte da inseguire con impegno sempre crescente.

La società della conoscenza deve diventare un’organica proposta al paese, all’europa, al lavoro, subordinato o autonomo che sia, e l’FdS deve farne la propria ragion d’essere.

Investire risorse materiali e immateriali per la conoscenza e il sapere si declina nell’affermazione delle libertà individuali e collettive dentro e fuori il lavoro, nutrendo lo stesso e dal quale si possono nutrire.

Bisogna costruire nuovi spazi di autonomia individuale e collettiva, ridare alla gente il potere esportato altrove. L’investimento a lungo termine – a redditività differita – verso un positivo eccesso di sapere, per uno stimolo alla domanda di lavoro più qualificata, dà alla sinistra, a Noi, le nuove ragioni per le quali lottare.

Basta col nozionismo scolastico, a lezioni impermeabili e preordinate, prive di appetibilità e curiosità intellettuale. È tempo che la scuola apra all’interazione, al web, all’autonomia, legandosi al territorio, di cui deve essere parte integrante e attiva.

Attraverso una nuova Società della Conoscenza possiamo scardinare vecchia disuguaglianze che hanno cavalcato la gerarchizzazione dei saperi, che hanno promosso una specializzazione immobilizzate e inflessibile.

Creiamo una scuola più giusta, meno gerarchizzata, inondandola di democrazia, inondandola di Europa. Costruire l’unione europea non può prescindere dalla costruzione di una vera cultura continentale, che viaggia sui binari dell’incontro fra i futuri cittadini europei. Una scuola aperta alla formazione permanente, che accompagni e che dia gli strumenti per il governo delle evoluzioni che il dinamico mondo di oggi ci impone.

Nella settimana FdS proviamo ad interagire con un paese sfilacciato, stanco e disilluso. Voliamo alti, interrogando noi stessi e il paese. Riempire sette giorni su sette sarà difficile, ma stiamo attraversando un percorso importante. Un periodo storico diventa tale non per processi automatici, ma per tutti i “se” e i “ma” che chi lo ha vissuto dentro ha fatto propri, rendendoli Storia. Sull’Olimpo della Finanza dovremo far volare la rinascita della Democrazia.

Dario Costantino

Portavoce Nazionale

Federazione degli Studenti

LE NOSTRE IDEE PIU’ FORTI DELLE BOMBE – 16 OTTOBRE 2011

ROMA 15 OTTOBRE – “Come recitava lo slogan del corteo “Noi siamo il 99%”. Tanti ragazzi e ragazze oggi, in modo assolutamente pacifico, hanno dato vita ad una grande manifestazione purtroppo sfigurata dalla violenza cieca e pianificata dei nemici della democrazia”. A dichiararlo sono Fausto Raciti, segretario nazionale dei Giovani Democratici, assieme ai Portavoci Nazionali delle associazioni studentesche Rete Univeristaria Nazionale e Federazione degli studenti, Federico Nastasi e Dario Costantino, commentando dal corteo gli episodi di violenza accaduti oggi a Roma durante la manifestazione degli indignati.

“Siamo rimasti molto colpiti da quei manifestanti pacifici che hanno espulso più volte dal corteo i violenti. E’ il segno di una piazza consapevole che vuole allargare gli spazi della democrazia e non farli restringere. Ci impegneremo affinche’ la violenza di pochi non oscuri le ragioni di quel 99% che oggi era a manifestare”, concludono.

IL CAMMINO COMINCIA DA QUESTE PIAZZE – 10 OTTOBRE 2011

Siamo in tanti. Ce lo aspettavamo, nonostante tutto; nonostante siano tre anni ormai che la protesta si fa viva nelle piazze, nelle scuole e nei luoghi di cultura del nostro paese.

Sono cambiate molte cose dal 2008 ad oggi, rimane però, e deve rimanere, lo slancio che ci ha consentito di mantenere vivo il movimento, nella sua analisi, nella sua elaborazione e nella sua passione per la politica della conoscenza. Oggi invece abbiamo un governo che non governa, un esecutivo privo di forza per decidere un qualcosa. Tre anni di cura Gelmini hanno inaridito le scuole, le hanno abbandonate a se stesse in termini di edilizia, di cultura, di opportunità d’apprendimento e di libertà. Per queste ragioni le piazze di oggi, le piazze di quest’autunno devono alzare il livello del confronto, portando nelle strade i pilastri per l’alternativa: lavoro e conoscenza. Abbiamo subito i danni causati da una finanza sganciata dalla politica in termini di disuguaglianze e crisi. La scuola in tutto questo deve essere la base per un pensiero più lungo dell’immanentismo del presente della destra berlusconiana.

Parlare di scuola e di società della conoscenza oggi vuol dire dare una prospettiva diversa al paese, al lavoro subalterno e autonomo. Investire risorse materiali e immateriali per la conoscenza e il sapere si declina con l’affermazione delle libertà individuali e collettive dentro e fuori il lavoro, che nutrono lo stesso e dal quale devono nutrirsi. L’investimento a lungo termine verso un positivo eccesso di sapere e per uno stimolo all’offerta di lavoro più qualificata è la chiave di volta per dare un valore più alto alle ragioni della sinistra.

La scuola dell’interazione, del web, dell’autonomia, del legame col territorio, aperta alla formazione permanente per accompagnare e per dare gli strumenti per il governo delle evoluzioni che il dinamico mondo di oggi ci impone.

Il movimento quest’anno deve essere capace di dialogare con quel vastissimo fronte di disagio, che ha bisogno di una guida politica, di una via d’uscita democratica da questo empasse, che non si realizza comprando pagine di giornale per dire cose banali in modo banale. Bisogna dare risposte complessive e puntuali in questa transizione storica per il nostro paese e per l’occidente, impegnandosi a dovere affinché si esca a sinistra dalla crisi.

La libertà vola sui piedi del sapere, e se loro sono il buio del presente noi vogliamo essere la luce del futuro.

Sarà un percorso lungo, dovrà essere unitario. Ci mettiamo a disposizione per elaborare una nuova idea di paese e di mondo con umiltà di una generazione all’angolo della storia.

Dario Costantino – Portavoce Nazionale FdS

COMUNICATO STAMPA 7 OTTOBRE 2011

Siamo in tanti. Ce lo aspettavamo, nonostante tutto; nonostante siano tre anni ormai che la protesta si fa
viva nelle piazze, nelle scuole e nei luoghi di cultura del nostro paese.
Sono cambiate molte cose dal 2008 ad oggi, rimane però, e deve rimanere, lo slancio che ci ha consentito
di mantenere vivo il movimento, nella sua analisi, nella sua elaborazione e nella sua passione per la politica
della conoscenza. Oggi invece abbiamo un governo che non governa, un esecutivo privo di forza per
decidere un qualcosa. Tre anni di cura Gelmini hanno inaridito le scuole, le hanno abbandonate a se stesse
in termini di edilizia, di cultura, di opportunità d’apprendimento e di libertà. Per queste ragioni le piazze di
oggi, le piazze di quest’autunno devono alzare il livello del confronto, portando nelle strade i pilastri per
l’alternativa: lavoro e conoscenza. Abbiamo subito i danni causati da una finanza sganciata dalla politica
in termini di disuguaglianze e crisi. La scuola in tutto questo deve essere la base per un pensiero più lungo
dell’immanentismo del presente della destra berlusconiana.
Parlare di scuola e di società della conoscenza oggi vuol dire dare una prospettiva diversa al paese, al lavoro
subalterno e autonomo. Investire risorse materiali e immateriali per la conoscenza e il sapere si declina
con l’affermazione delle libertà individuali e collettive dentro e fuori il lavoro, che nutrono lo stesso e dal
quale devono nutrirsi. L’investimento a lungo termine verso un positivo eccesso di sapere e per uno stimolo
all’offerta di lavoro più qualificata è la chiave di volta per dare un valore più alto alle ragioni della sinistra.
La scuola dell’interazione, del web, dell’autonomia, del legame col territorio, aperta alla formazione
permanente per accompagnare e per dare gli strumenti per il governo delle evoluzioni che il dinamico
mondo di oggi ci impone.
Il movimento quest’anno deve essere capace di dialogare con quel vastissimo fronte di disagio, che ha
bisogno di una guida politica, di una via d’uscita democratica da questo empasse, che non si realizza
comprando pagine di giornale per dire cose banali in modo banale. Bisogna dare risposte complessive e
puntuali in questa transizione storica per il nostro paese e per l’occidente, impegnandosi a dovere affinché
si esca a sinistra dalla crisi.
La libertà vola sui piedi del sapere, e se loro sono il buio del presente noi vogliamo essere la luce del futuro.
Sarà un percorso lungo, dovrà essere unitario. Ci mettiamo a disposizione per elaborare una nuova idea di
paese e di mondo con umiltà di una generazione all’angolo della storia.
Dario Costantino

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